Vi è un ampio accesso alle informazioni sulla contraccezione che ha lo scopo di controllare, in modo temporaneo e reversibile il processo della riproduzione ma permane scarsa informazione sui contraccettivi: quali sono i metodi contraccettivi a disposizione, come si utilizzano, quali sono gli effetti indesiderati e se sia meglio usare contraccettivi ormonali o meno.
È quanto emerso da un recente studio sul mondo della contraccezione realizzato da Doxapharma -Ricerche di mercato farmaceutiche e per la salute- e l’azienda farmaceutica Gedeon Richter. La ricerca è basata sulle interviste di ginecologi e donne in età fertile.
Appare un disallineamento tra il punto di vista del ginecologo e della donna, una percezione diversa delle esigenze espresse e dei bisogni.
Perché un terzo delle donne intervistate dichiara di non parlare liberamente e sufficientemente di tematiche contraccettive con il ginecologo, mentre più dell’80% dei ginecologi ritengono di dare elementi per una scelta consapevole alle donne.
Ad affidarsi al ginecologo sono le donne che usano metodi ormonali mentre chi preferisce soluzioni non ormonali usa il web come principale fonte di informazioni (56%).
Dalla ricerca emerge una tendenza stabile, se non in lieve discesa, nell’utilizzo di contraccettivi e che ad esempio solo il 62% delle donne sia certa che la pillola sia ormonale e che per le fasce di età più giovane sono importanti i social e il parlare con le amiche.
La scelta dell’anticoncezionale mette in gioco la qualità della vita delle donne e appaiono necessari ancora oggi percorsi educativi alla sessualità e alla contraccezione, informazione più completa ed esaustiva e una interlocuzione attiva fra la donna e il ginecologo.
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